
di Ismail Kadaré
Ed. La nave di Teseo 2019 – ROMANZO
222 pagg.
Siamo in Albania, nella regione dell’altopiano del nord, tra villaggi sperduti, scolpiti nel tempo, e tradizioni che risalgono al medioevo.
Il protagonista del racconto è in febbrile attesa, nascosto tra cumuli di neve ghiacciata, attende l’arrivo di un uomo: l’assassino di suo fratello.
Per la legge non scritta dell’antico Kanun, il più importante codice di diritto consuetudinario albanese, in vigore nella zona dell’altopiano del nord, in cui la famiglia offesa, deve, vendicare la morte del congiunto.
L’antico Kanun è una delle costituzioni più antiche al mondo, di cui gli albanesi sono fieri. Regole morali, e non solo, sono così tanto complete, da costringere lo stato albanese indipendente a riconoscerle, lasciando l’altopiano, ossia quasi metà del regno, fuori dal suo stesso controllo.
L’omicidio deve essere eseguito con precise regole, dettate dal Kanun, a cui tutti si devono attenere con scrupolo “è la legge del sangue, dove le regole della morte hanno la meglio su quelle della vita…”
Gjorg, 26 anni soltanto, è stato obbligato a uccidere, per vendicare la morte del fratello. Oppresso dal suo gesto, si interroga sul perché di tanta violenza. Ma ormai era fatta, doveva solo sperare nella tregua, per ottenere un ultimo mese di vita.
Da qui il racconto di Ismail Kadare’.
Con stile asciutto e diretto, a volte piatto, l’autore illustra i vari passaggi della vita di Gjorg, sottolineando la solitudine interiore, il travaglio personale e il vuoto sordo, che divorava la mente del giovane.
In attesa della fine, Gjorg, attraversa l’altopiano e incontra una donna, Diana, un incontro fatale, il cui ricordo lo accompagnerà fino alla fine di suoi giorni.
Ma il vero protagonista del racconto, è il Kanun, tutto si muove in funzione della legge del sangue, i personaggi agiscono, sempre, osservando le rigide regole della legge… una legge spietata, che cela in sé un codice d’onore, al quale è assolutamente vietato trasgredire.
L’autore divide il libro in capitoli, la scrittura è fluida, con dialoghi, rapidi e intensi. La narrazione a tratti rallenta, dilungandosi nella descrizione dei rituali Kanun, entrando nel dettaglio della vita quotidiana, familiare e interiore dei montanari.
Momenti violenti e avventurosi danno al racconto emozioni forti, che lasciano nel lettore, la sensazione di essere presente nei luoghi impervi e poco ospitali, dell’altopiano del nord.
Un libro che mi ha appassionato tantissimo, coinvolgente e interessante dal punto di vista storico e geografico. Un genere particolare, che può risultare noioso per i dialoghi scarni e le tante riflessioni, ma che entra con prepotenza nell’anima di chi legge con una carica speciale.
Finale deludente, mi aspettavo di più. Lettura consigliata!!!
Mc. Pazzini
