
Di Cormac McCarthy
Enaudi 2007 – ROMANZO
220 pagg.
Testo essenziale, asciutto, con dialoghi brevi e privi di virgolette. Particolare che rende bene la drammaticità del dialogo, ma anche la sua intensità emotiva, molto forte tra i due protagonisti.
Scrittura continua, senza capitoli, suddivisa in brevi paragrafi, che danno un ritmo incalzante.
Si percepisce la fretta di fuggire da qualcosa di imminente, un’atmosfera apocalittica, in un paesaggio surreale devastato dal fuoco.
Il vuoto, in assenza di tempo e di luogo, con l’ansia che trapela dalle fitte righe, affollate di parole.
La continua ricerca di cibo e indumenti, nelle poche case abbandonate, ripulite da tutto, saccheggiate e devastate.
Un forte odore di muffa, cibo avariato, e degrado.
E morti mummificati ai bordi delle strade.
Un diario di viaggio, in cui vengono annotati i vari punti toccati nel percorso: i boschi, la montagna, la strada deserta e le abitazioni depredate… il freddo e la neve sempre presente, e sempre incombente.
A scappare sono un padre con il suo figlioletto, muniti dell’essenziale: zaino, coperte, lampada, cibo e un carrello da supermercato, unico mezzo per trasportare il tutto. Al carrello è stato montato uno specchietto retrovisore, quello da motocicletta, in modo da guardarsi le spalle. Un controllo sul territorio a 360 gradi…
Nella storia si percepisce il ricordo di un altro libro: Cecità, di Saramago, libro che ho amato tantissimo, di cui ho pubblicato la recensione sul Blog. Nel libro, Saramago svolge la narrazione, attraverso le azioni e le sensazioni di persone improvvisamente colpite da cecità. Gruppi di gente che brancola tra le strade, avvolti da una coltre bianca, in una città devastata e degradata, dove si commettono, le cose peggiori…
A differenza di Saramago, McCarthy costruisce la storia su due soli personaggi. Essi fuggono, evitano continuamente l’incontro con altri, il loro obiettivo è la sopravvivenza.
Lottare, per accaparrarsi cibo, indumenti e altro.
Il lato più feroce dell’essere umano, ciò che lo accomuna alle bestie. In un continuo ping pong tra buoni e cattivi…
Nel libro, i due protagonisti vagano tra boschi deserti, monti innevati, strade e case vuote, in un paesaggio apocalittico, abitato da ombre.
Freddo, devastazione, cadaveri di gente trucidata, ovunque desolazione… l’unica speranza, è raggiungere il caldo nel sud del Paese, la loro meta… ma una volta arrivati la desolazione.
La Voce del Bambino simula la Voce della Coscienza. La purezza e la bontà in un mondo divorato da: fame, disperazione e cattiveria…
Un libro straziante… intenso, incalzante, a tratti ossessivo, che inquadra perfettamente la disperazione della fuga, il terrore della morte negli occhi del bambino e la determinazione del padre a non mollare.
Un rapporto speciale, quello tra padre e figlio, fatto di poche parole… una poesia, nel nulla.
È un libro decisamente bello, ben strutturato e ben scritto, crudo nel suo essere surreale…
Una storia che lascia il segno. Lettura consigliata!!!
Mc. Pazzini
